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Il Nostro Cartellone Culturale

Lunedì 28 maggio 2018, ore 15.00 Caffè Letterari - II serie 2018

RESTO QUI

Martedì 29 maggio 2018, ore 21.00 Martedì Sera - II serie 2018

DIALOGO SULL'IMMIGRAZIONE. TRA FALSI E SCOMODE VERITA'

Mercoledì 30 maggio 2018, ore 10.00 Appuntamenti del mercoledì mattina - II serie 2018

SAPORI, ERBE E AROMI: ECCELLENZE DEL PIEMONTE

Lunedì 4 giugno 2018, ore 15.00 Caffè Letterari - II serie 2018

IL CORPO

Martedì 5 giugno 2018, ore 21.00 Martedì Sera - II serie 2018

HOMO PREMIUM. COME LA TECNOLOGIA CI DIVIDE

Mercoledì 6 giugno 2018, ore 10.00 Appuntamenti del mercoledì mattina - II serie 2018

LE INSIDIE NELLE CARENZE VITAMINICHE: CAUSE, RIPERCUSSIONI E RIMEDI NELL'ADULTO

Martedì 12 giugno 2018, ore 21.00 Martedì Sera - II serie 2018

DA "LA SMORFIA" A TORINO

Mercoledì 13 giugno 2018, ore 10.00 Appuntamenti del mercoledì mattina - II serie 2018

GRAND'ITALIA. PROFILI DI ITALIANI ILLUSTRI DEL '900

Mercoledì 14 marzo 2018, ore 10.00

OBIETTIVO SENSIBILE. TRENT'ANNI DI CRONACA DI UN FOTOREPORTER E LA SUA CITTA'

Appuntamenti del mercoledì mattina - I serie 2018 

Sergio Solavaggione, insieme a Maurizio Ternavasio, presenteràObiettivo sensibile. Trent’anni di cronaca di un fotoreporter e la sua città”, edito da  Daniela PiazzaSergio Solavaggione ha messo la citazione in esergo al suo volume che comincia con questa frase: “Le fotografie di questo libro non sono famose…”. Ce ne sono di belle, anche di bellissime, di normali e anche di mediocri. Ma vanno prese tutte insieme, secondo un filo narrativo che è il lavoro del racconto quotidiano di una città, il resoconto di un feeling incessante con gli avvenimenti ordinari e straordinari, gioiosi e spesso dolorosi, perché come dice l’immutabile regola del mestiere, le buone notizie non sono notizie.  L’autore  ha fatto il fotoreporter alla Stampa per più di cinquant’anni e dunque in questo libro c’è solo una piccola parte del suo lavoro. È un’autobiografia e insieme la testimonianza di un’epoca in cui fotografo e cronista vivevano in simbiosi, coppie di fatto, flash e taccuino, più complici che colleghi. A loro non si chiedeva il banale resoconto di un avvenimento, ma molto di più: rubare l’anima ai protagonisti dei fatti, vittime o colpevoli. Quel giornalismo si formava in un rapporto carnale con la città. I lettori erano messi in condizione di vivere in sintonia con le pulsazioni di quella comunità e il giornale esprimeva un magnetismo con i propri lettori. Razionale ed emotivo, sentimentale persino.  

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